Tra il fascino citazionistico e la rivisitazione critica, in chiave di memoria culturale di un rinascimento "secondo", l'artista leccese Giovanni Corallo sceglie di "ritrovare" le Regine Perdute al fine di additare loro un nuovo trono, una nuova regalità nel contesto di una pittura colta che doni e restituisca loro quell'opulenta immagine di ricca suggestione che caratterizzò una stagione importantissima dell'arte internazionale. I drappi, i tappeti, le collane, gli oggetti della regalità affiorano su damascati e intensi giochi decorativi, mentre l'immagine femminile domina, con alterigia, la complessa architettura compositiva e la magica finalità cromatica di Giovanni Corallo.