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Arrigo Colombo

Il pittore della società opulenta, affluente; di quella che, verso la fine degli anni '50 l'economista americano Galbraith chiamò con questo nome, ch'è rimasto. La società dell'inesausta offerta dei beni, i grandi magazzini e supermercati dove le merci di ogni tipo si affollano, si ammucchiano, facili, suadenti, sollecitano l'occhio, il desiderio; i grandi enormi centri di acquisto. Società, dell'automobile, del televisore, delle vacanze, della seconda casa; del viaggio sempre possibile ovunque, dello spettacolo sempre presente. Società della ricchezza espansiva, l'arricchimento rapido e vorticoso; le sacche di povertà essendo pur sempre presenti ma nascoste, sollecitamente occultate. Il pittore, dunque, assume nei suoi quadri questa società. L'opulenza vi trova il suo prototipo della donna, nel suo corpo formoso e splendente, gli abiti sontuosi, i gioielli. Molti quadri sono semplicemente ritratti di donna come figura e simbolo di opulenza.. La donna, il termine del più intenso e corposo desiderio dell'uomo, del maschio, di colui che ancor sempre domina e governa questa società, compare qui come sovrana e dea, dispensatrice di bellezza, piacere, ricchezza. Anche se la sua figura statuaria e statica, distaccata sempre, gli occhi spersi e insensibili, è fortemente reificata, oggettuale, mercificata. Come tutta l'umanità di questi quadri: le coppie di sposi distesi in una rigida incomunicabilità, le coppie con figlio rigide fisse, lo sguardo ottuso, i gruppi di famiglia. In posa sempre, in interni fastosi preziosi, morbidi divani e cuscini, tappeti,tappezzerie, quadri, segni della nuova ricchezza facile, status symbols. In cui sono cresciute le cose senza che crescessero le persone, si formasse ed espandesse la mente, lo spirito, la moralità, gl'ideali, i valori supremi. Reificati, oggettualizzati, mercificati. Siedono, stanno. Giacciono, si ammucchiano come cose, personalità perdute, volti insignificanti, gesti inespressi, assenza di comunicazione, incomunicabilità totale. Sugli sfondi si adombra talora un mondo diverso e opposto: d'interiorità, pensieri e desideri interiori: di libertà (così il ricorrente tema dell'uomo che nuota nell'onde, in uno spazio grande aperto); o anche semplicemente di realtà, di lavoro fatica dolore. Come ricordo, ansia occulta; come richiamo. Quadri intensi di colore, di forme, come di senso. Il fatto pittorico ritorna qui in tutto il suo splendore; anche se esaltato nel brillio fatuo e caduco, nella presa critica e ironica. Sì che la realtà delle cose è trascesa e trasfigurata (o sfigurata) dall'immaginazione creativa, cui presiede l'idea, il pensiero; a ricostruire e significare quel mondo. Un itinerario suggestivo nel ritorno alla figura.
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