HANNO SCRITTO
DI LUI

Giovanni Amodio ] Vittorio Balsebre ] Giovanni Biagioni ] Toty Carpentieri ] Umberto Cerroni ] Arrigo Colombo ] Eraldo Di Vita ] Dario Ersetti ] Isabella Galmarini ] Aldo Gerbino ] Erich Gichira ] Massimo Guastella ] Ilderosa Laudisa ] Bruno Leo ] [ Pietro Liaci ] Pippo Madè ] Giuseppe Vese ]

 

good_morning_america.gif (14728 byte)

 

                    

Come nel passato anche oggi l'arte visiva costituisce il fondamento dell'attività che trova nell'immagine dell'oggetto estetico la sua più chiara espressione. Immagine che, attualmente, va sempre più polverizzandosi per la complessità dei contenuti di cui si nutre e dei riferimenti a cui rimanda, dovuti soprattutto alle interferenze a cui essa è soggetta nel contesto sociale post-massamediale.
Le contaminazioni, i trasferimenti da un campo ad un altro dei vari rami del sapere hanno ridotto l'arte al suo tramonto, al suo declino; declino dell'aura ideale che l'arte si era guadagnata nei secoli e che oggi si vuole cancellare per un pretestuoso e presuntuoso concetto dell'arte fondato sul riscontro dell'utilità. Si è parlato di conseguenza della "morte dell'arte", e più di recente del suo tramonto come se stesse vivendo nell'agonia di un romantico e maledetto crepuscolo. Siamo nel pieno clima dell'arte nomade degli anni Ottanta. Orbene, le proposte che la pittura attuale fornisce costituiscono tuttavia, sia pure nell'ambito del privato tipico del genius loci, una realtà ch'è frutto di procedimenti da cui traspare vieppiù tutta l'esperienza dell'artista, filtrata ora dal sentimento del fare espressamente rivolto all'immagine, al colore, alla felice decorazione con cui il senso ironico meglio si precisa come nella simbologia delle parti costitutive dei brani visivi.
All'interno del processo di disseminazione del fenomeno culturale definito post modern si colloca la più recente pittura del salentino Giovanni Corallo. Egli, dopo un pieno ventennio di ricerca artistica segnata da una viva partecipazione alle stagioni artistiche più significative svoltesi a partire dagli anni Sessanta in sintonia con le neo avanguardie soprattutto verbo-visive, approda non a caso ad una apittura artatamente inonografica, narrata sul filo della memoria, nel corpo del colore e all'interno della sua stessa storia di homo ludens/faber/sapiens. Una scelta, dunque, nella consapevolezza dei rischi della crisi dei valori derivata dalla perdita del centro, dalla caduta delle certezze, degli ideali e delle ideologie. Ed eccoci di fronte alla condizione pittorica della ricerca di Corallo, oggi esaustiva di un clima culturale diffuso, sicché l'arte trova il suo riscontro nella storia dell'arte in quanto luogo della civiltà e del pensiero.
L'artista, operando sul filo della memoria prefigura dapprima assemblaggi iconici ironico-lucidi, quali segni virtuali della conoscenza classica e anticlassica della civiltà mediterranea, mentre con 2° Rinascimento coglie ed esprime tutte quelle astanze ironiche che hanno reso nella storia noti i diversi personaggi.
Le positure ieratiche e borghesi, laicamente emule della grande ritrattistica della tradizione si manifestano nel fasto del campo decorato: dal tappeto all'arazzo, dal preziosismo dei tessuti al fitto dei merletti, dalle collane di perle ai copricapo è tutto un susseguirsi di segni linguistici che rendono ricca la pittura di Corallo, giocata sul tempo e sul costume epocale. Si avvale inoltre di metodiche operative manuali consistenti nell'uso delle tempere acriliche, matite colorate, pastelli e inchiostri.
Astanze figurate che rimandano alla proposta mai dimenticata della pop-art: figure meditate sull'onda del recupero della tradizione che si rivolgono verso lo spettatore con un fare dignitoso e umano.
Narrazione di un discorso metaforico per immagini che nulla ha a che fare con i linguaggi stereotipati e atipici in quanto esso viene condotto sulle coordinate del corpo della pittura che, talvolta, diviene libera orchestrazione della intuizione creativa. Favola contemporanea opulenta e raffinata; album di corpi muliebri che rimandano alla provvidenziale natura decorata e lirica, virtuosamente modulata, a cui fa riscontro un clangore cromo-spaziale timbrico e tonale.
Pittura, questa, che ha origine con la creazione delle "Regine perdute" dove già si avvertivano i prodromi dell'attuale emozionalità fantastica giocata arditamente sulle allusioni. Il gioco è ora più scoperto, benché l'immagine continui ad essere intesa come mezzo di comunicazione ridondante. Al valore dell'immagine iterativa egli preferisce quello dell'immagine meditata e costruita attraverso il mestiere, con cui trasferisce l'humour della propria condizione umana.
Arte ricca e trasgressiva (nella forma e nel contenuto), liberatoria, partecipe della eterna bellezza ideale: orgogliosa del ruolo assunto nel progetto del destino del mondo.

PIETROLIACI


all'inizio

 

Home ] Le critiche ] Le novità ] La galleria 1 ] La galleria 2 ] La storia ] Disegni ] Wilde ] Ritratto d'autore ] Commenti ]