Come nel passato
anche oggi l'arte visiva costituisce il fondamento dell'attività che trova nell'immagine
dell'oggetto estetico la sua più chiara espressione. Immagine che, attualmente, va sempre
più polverizzandosi per la complessità dei contenuti di cui si nutre e dei riferimenti a
cui rimanda, dovuti soprattutto alle interferenze a cui essa è soggetta nel contesto
sociale post-massamediale.
Le contaminazioni, i trasferimenti da un campo ad un altro dei vari rami del sapere hanno
ridotto l'arte al suo tramonto, al suo declino; declino dell'aura ideale che l'arte si era
guadagnata nei secoli e che oggi si vuole cancellare per un pretestuoso e presuntuoso
concetto dell'arte fondato sul riscontro dell'utilità. Si è parlato di conseguenza della
"morte dell'arte", e più di recente del suo tramonto come se stesse vivendo
nell'agonia di un romantico e maledetto crepuscolo. Siamo nel pieno clima dell'arte nomade
degli anni Ottanta. Orbene, le proposte che la pittura attuale fornisce costituiscono
tuttavia, sia pure nell'ambito del privato tipico del genius loci, una realtà
ch'è frutto di procedimenti da cui traspare vieppiù tutta l'esperienza dell'artista,
filtrata ora dal sentimento del fare espressamente rivolto all'immagine, al colore, alla
felice decorazione con cui il senso ironico meglio si precisa come nella simbologia delle
parti costitutive dei brani visivi.
All'interno del processo di disseminazione del fenomeno culturale definito post modern si
colloca la più recente pittura del salentino Giovanni Corallo. Egli, dopo un pieno
ventennio di ricerca artistica segnata da una viva partecipazione alle stagioni artistiche
più significative svoltesi a partire dagli anni Sessanta in sintonia con le neo
avanguardie soprattutto verbo-visive, approda non a caso ad una apittura artatamente
inonografica, narrata sul filo della memoria, nel corpo del colore e all'interno della sua
stessa storia di homo ludens/faber/sapiens. Una scelta, dunque, nella consapevolezza dei
rischi della crisi dei valori derivata dalla perdita del centro, dalla caduta delle
certezze, degli ideali e delle ideologie. Ed eccoci di fronte alla condizione pittorica
della ricerca di Corallo, oggi esaustiva di un clima culturale diffuso, sicché l'arte
trova il suo riscontro nella storia dell'arte in quanto luogo della civiltà e del
pensiero.
L'artista, operando sul filo della memoria prefigura dapprima assemblaggi iconici
ironico-lucidi, quali segni virtuali della conoscenza classica e anticlassica della
civiltà mediterranea, mentre con 2° Rinascimento coglie ed esprime tutte quelle astanze
ironiche che hanno reso nella storia noti i diversi personaggi.
Le positure ieratiche e borghesi, laicamente emule della grande ritrattistica della
tradizione si manifestano nel fasto del campo decorato: dal tappeto all'arazzo, dal
preziosismo dei tessuti al fitto dei merletti, dalle collane di perle ai copricapo è
tutto un susseguirsi di segni linguistici che rendono ricca la pittura di Corallo, giocata
sul tempo e sul costume epocale. Si avvale inoltre di metodiche operative manuali
consistenti nell'uso delle tempere acriliche, matite colorate, pastelli e inchiostri.
Astanze figurate che rimandano alla proposta mai dimenticata della pop-art: figure
meditate sull'onda del recupero della tradizione che si rivolgono verso lo spettatore con
un fare dignitoso e umano.
Narrazione di un discorso metaforico per immagini che nulla ha a che fare con i linguaggi
stereotipati e atipici in quanto esso viene condotto sulle coordinate del corpo della
pittura che, talvolta, diviene libera orchestrazione della intuizione creativa. Favola
contemporanea opulenta e raffinata; album di corpi muliebri che rimandano alla
provvidenziale natura decorata e lirica, virtuosamente modulata, a cui fa riscontro un
clangore cromo-spaziale timbrico e tonale.
Pittura, questa, che ha origine con la creazione delle "Regine perdute" dove
già si avvertivano i prodromi dell'attuale emozionalità fantastica giocata arditamente
sulle allusioni. Il gioco è ora più scoperto, benché l'immagine continui ad essere
intesa come mezzo di comunicazione ridondante. Al valore dell'immagine iterativa egli
preferisce quello dell'immagine meditata e costruita attraverso il mestiere, con cui
trasferisce l'humour della propria condizione umana.
Arte ricca e trasgressiva (nella forma e nel contenuto), liberatoria, partecipe della
eterna bellezza ideale: orgogliosa del ruolo assunto nel progetto del destino del mondo.
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