|
DARIOERSETTI

Pubblicazione
a stampa realizzata nel novembre 2000
in occasione del centenario della morte di Oscar Wilde
con il
patrocinio
dell’ Università degli studi di Lecce - Centro
linguistico d’Ateneo
e del Circolo Berkeley di Lecce
con la partecipazione di Andrew Lindsay
|

|
Wilde in
English Home
Proemio
Dario Ersetti
“Sto
morendo al di sopra delle mie possibilità”. Così Oscar Wilde, il 30
novembre 1900, sorseggiando il suo ultimo bicchiere di champagne.
Perché
questa pubblicazione su Oscar Wilde e Giovanni Korallo dopo cento anni?
Quando
ho visto per la prima volta i quadri di Giovanni Korallo ho avuto la
sensazione di averli già visti. Le figure di Korallo ricordano
certamente altre figure di altri pittori. Ma sono diverse. I maschi sono
tronfi e impettiti quasi come i maschi di Bay. Quasi. Le femmine, alcune
femmine, sono grasse come le femmine di Botero. Ma sono donne diverse.
Dov’è allora che ho visto immagini simili a quelle di Korallo?
E
poi mi è venuto in mente. Non pittori ma poeti, anzi, poeta, anzi,
Oscar Wilde.
Wilde
con le sue immagini… la bocca vermiglia… le colombe d’argento… i
gialli covoni… la verde erba… . Wilde ha descritto i quadri di Korallo. Non il contrario.
Korallo non conosce Wilde come Wilde non
conosce Korallo.
E’
una specie d’incontro a metà strada, dove strada ha il significato
che vogliamo darle.
|
|
|
|
Introduzione
Bernard Hickey
Quando
pensiamo alla testimonianza di tutta una vita di Oscar Wilde ai valori
estetici, si avverte la presenza di uno spirito informatore che vivifica
ogni oggetto su cui posiamo lo sguardo. E la stessa cosa avviene per la
selezione fatta da Dario Ersetti delle poesie di Wilde e la sua scelta
di associare ad esse quadri di Giovanni Korallo, giunta fino a noi
grazie alla generosità illuminata dell’Ottica Rucco, Lecce.
Nella
sua prefazione Dario Ersetti ci racconta le sue emozioni, guidandoci a
vedere i quadri di Giovanni Korallo nella loro giusta collocazione.
Wilde, secondo il suo miglior modo epigrammatico, come fosse un
ossimoro, una volta disse che “la natura segue l’arte”. Con
questa espressione si riferiva al fatto che quando un artista dipinge la
natura, la sua sensibilità e tecnica gli permettono di presentare vari
aspetti della natura che nessuna persona comune avrebbe mai notato.
Posso dire che, in questa affascinante pubblicazione, l’arte di
Giovanni Korallo segue Dario Ersetti. Egli è la nostra guida,
che lega il visivo al verbale, gli straordinari quadri alla più
raffinata poesia di Wilde.
Questo
attraente libretto rivela molti atteggiamenti di Wilde che le
circostanze ci hanno portato ad ignorare. L’autore di questa
antologia, con le sue scelte personali, frutto della sua sensibilità,
ha rivelato, secondo me, proprio come Wilde incarnasse il genio
contraddittorio del gruppo anglo-irlandese di origine inglese, per
diversi secoli classe dirigente in Irlanda.
Come
notava il professor A.Norman Jeffares nella Encyclopaedia of Ireland
(1968), Wilde fu il successore dei grandi commediografi anglo-irlandesi
–Congreve, Goldsmith e Sheridan- che si erano fatti un nome a Londra
nel ‘700. Anche loro dovettero vivere del loro talento e adattare il
loro ingegno al contesto sociale generale. Conoscevano alla perfezione
l’arte e il mestiere dell’oratoria. L’ironia, il prendersi gioco
di se stessi e degli altri, contrassegnarono il loro stile. Furono abili
nella conversazione, analizzandola, ripresentandola nelle loro opere con
un’accuratezza che era al contempo micidiale e deliziosa. Il ritmo del
discorso dei loro personaggi, la “copia verborum” derivava dalla
loro posizione paradossale in una società singolare. Gli
anglo-irlandesi, appartenenti a questa classe, furono profondamente
legati all’Irlanda (proprio come Oscar Wilde lo fu all’Inghilterra);
tuttavia loro (e lui) potevano vantarsi di essere completamente diversi
da coloro che servivano ma che non sempre amavano.
E
cento anni dopo la sua morte a Parigi, il 30 novembre 1900, grazie ad
una scelta precisa e alla combinazione di arte e umanità che sono per
noi dono della poesia, della pittura, della selezione e della generosità,
ci siamo arricchiti, e, in modo positivo, costruttivo, stiamo ricordando
e imparando dal pellegrinaggio terreno di Oscar Wilde.
(traduzione
a cura di Paola Scoletta)
|
|
|
|
Oscar Fingal O’Flahertie
Wills Wilde, poeta e romanziere,
nasce a Dublino in Irlanda il 16 ottobre 1854,
da Sir William Wilde e da Jane Francesca Elgee.
Muore a Parigi all’Hotel d’Alsace il 30 novembre 1900.

|
|
|
|
Voi sarete dèi
Prima della divisione dei
giorni
O dei canti d'estate o di primavera
Dio della polvere sollevò
Una cosa buona e mirabile:
L'uomo - dal ventre della terra,
L'uomo - dalla sterile zolla
Strappato da una mano terribile -
formato nell'immagine di Dio.
Ma la vita dell'uomo è un dolore
E la morte un sollievo dall'affanno,
Poiché amore dura solo fino a domani
E la vita senza amore è invano.
...
|

|
|
|
|
La Bella Donna della Mia
Mente
...
Ella è troppo bella perché un mortale
La vegga o elegga a bene del suo cuore,
Più bella è di regina o cortigiana
O acqua notturna illuminata dalla luna.
Ha i capelli legati da foglie di mirto,
(Foglie verdi sui suoi capelli d'oro!)
Verdi erbe nei gialli covoni
Di grano autunnio non sono più belle.
La sua boccuccia, più fatta per baciare
Che per piangere amaramente di dolore,
E' tremula come acqua di ruscello
O rose dopo pioggia serotina.
Ha il collo come bianco meliloto
Acceso dal piacere del sole,
Il pulsare della gola del fanello
Non è altrettanto dolce alla vista.
Come un melograno spaccato in due,
Dai bianchi semi, nella sua bocca vermiglia,
Le sue guance sono come la scoloritura
Dove la pesca arrossa al mezzodì.
O mani sinuose! O delicato
Bianco corpo fatto per amore e dolore!
O casa dell'amore! O desolato
Pallido fiore percosso dalla pioggia! |

|
|
|
|
Roma non visitata
...
Quale gioia per me cercare, solo
Il meraviglioso Tempio e il trono
Di Colui che regge le terribili chiavi!
Quando, lucenti di viola e di oro,
Vengono prete e santo Cardinale,
E recato sulle teste di tutti
Il gentil Pastore del Gregge.
O gioia vedere prima di morire
L'unico Re unto da Dio,
e udir squillare le trombe argentee
In trionfo al suo passaggio!
O al tabernacolo della bronzea colonna
regge in alto il mistico sacrificio,
E mostra il suo Dio a occhi umani
Sotto il velo di pane e di vino.
... |
 |
|
|
|
Dai giorni di primavera
all'inverno
Nel lieto tempo di primavera
quando le foglie erano verdi,
Oh, allegro canta il tordo!
Cercai, nell'intricato splendore,
Amore che i miei occhi non avevano mai visto,
Oh, la lieta colomba ha ali d'oro!
Fra i fiori rossi e bianche,
Oh, allegro canta il tordo!
Il mio amore per la prima volta si mostrò alla mia vista,
O perfetta visione di piacere,
Oh la lieta colomba ha ali d'oro!
Le gialle mele lucevano come fuoco,
Oh, allegro canta il tordo!
O amore troppo grande per labbro o lira,
Aperta rosa di amore e di desiderio,
Oh, la lieta colomba ha ali d'oro!
Ma ora di neve l'albero è grigio,
Ha, triste ora canta il tordo!
Il mio amore è morto: ah! ahimè,
Guarda, ai tuoi piedi taciti io depongo
Una colomba dalle ali spezzate!
Ah, Amore! Ah, Amore! che tu fossi trucidato -
Colomba innamorata, Colomba innamorata, torna!
|
 |
|
|
|
Voi sarete dèi
(antistrofe)
...
Lo spirito dell'uomo è sorto
E incoronato come un possente Re.
Il popolo è uscito a forza dalla prigione
E le voci un tempo senza voce ora cantano.
Gridate forte, o detronizzati e sconfitti,
Gridate forte per il tramonto della potenza,
Troppo tempo foste temuti e adulati,
Troppo tempo gli uomini venerarono la tua luce.
Si, piangete i vostri delitti senza numero,
Per l'amore e la seduzione degli uomini,
Poiché la vostra grandezza è affondata
nel sopore,
La vostra luce non illuminerà più.
|

|
|
|
|
Coro di fanciulle delle
nuvole
Fanciulle delle nuvole che
fluttuate per sempre,
Agili corpi spruzzati di rugiada, e belli,
Alziamoci dal sonoro fiume del nostro Padrone,
Il grande Oceano, e libriamoci nell'aria
Verso i picchi dei monti coperti di pini
dove i pini pendono come trecce di capelli,
Cerchiamo le intrepide torri di guardia,
Dove i ben irrigati campi di grano abbondano,
E attraverso mormorii di fiumi abitati da ninfe
Risuonano i canti delle onde marine;
E il sole nel cielo non si stanca mai di
diffondere la sua radiosità
Gettiamo via la foschia
Delle nebbie dalla nostra schiera,
Finché con lungimirante sguardo
Potremo guardare la terra.
...
|
 |
|
|
|
Rimorso
Amo i tuoi occhi color topazio,
Che illuminano di biasimo quelle strade di mezzanotte,
Amo il tuo corpo quando giace
Come ambra sui lenzuoli di seta.
Amo la chioma color miele
Che si increspa sui tuoi fianchi d'avorio;
Amo l'aria languida irrequieta
Con cui tu baci la mia bocca di ragazzo.
Amo le sopracciglia che si curvano sopra
Quelle palpebre di calcedonio:
Ma più di tutto, mio amore! amo
La tua bella feroce castità!
|

|
|
|
| Il lavoro è stato presentato al pubblico l'11 dicembre 2000 nel salone del palazzo Adorno a Lecce. Nel corso della manifestazione, coordinata dal prof. Hickey dell'Università di Lecce, il dr. Andrew Lindsay ha letto poesie di Wilde e ha accennato con il flauto musiche celtiche.
Negli ultimi vent'anni il dr. Lindsay ha lavorato come scrittore, attore, musicista e direttore; diplomato alla scuola teatrale Lecoq di Parigi è stato un membro fondatore della "Sidney-based theatre company Red Weather". La sua prima novella
"The Breadmaker's Carnival" è stata appena pubblicata negli Stati Uniti da Ecco Press in seguito al successo dell'edizione australiana; l'edizione tedesca è prevista per il 2001. Attualmente si trova, come scrittore residente, al B R Whiting Library di Roma alle dipendenze dell'Australia Council per conto del governo australiano.
|
|
|
|